Perché il servizio civile obbligatorio nell’era dell’informatica è come il tributo feudale

Opinioni Nov 27, 2017 No Comments

Che la politica italiana se potesse chiederebbe i documenti scritti col clavicembalo scrivano è ben noto.

Ed è sulla bocca di tutti i Mattei della politica la formula del “servizio civile” che servirebbe a sradicare l’AIDS, azzerare la povertà, abbassare il debito pubblico, tornare sulla Luna e smettere di avere i peli nel naso.

Perché ovviamente non possiamo capire che siamo nel diavolo del 2017 e che non è che se uno non va a rotolarsi nel fango come i suoi nonni sta cazzeggiando, è debole o passa la vita al “gonbiuder” o sul “smarfon”.

Diciamolo chiaro e tondo: Credere che nel 2017 qualcuno debba fare qualcosa di fisico perché gira così a un burocrate è roba del 1800 ed è perfettamente inutile.

L’idea che lo Stato debba spiegare alle persone come organizzare il proprio tempo è degna di qualsiasi regime staliniano, mussoliniano o hitleriano. Chi fa proposte come questa va a braccetto con i geni che vogliono abolire la crittografia per combattere il terrorismo senza sapere che vorrebbe dire abolire la matematica e che tanto i terroristi comunicano in chiaro o con la steganografia. In pratica volere uno Stato degno di Orwell dove lo Stato sa dove sei, ti dice cosa fare e sai cosa scrivi. Brrrr.

Fine del pistolotto politico.

Ma c’è troppa gente che crede che “iggiovani stanno troppo sul gonbiuder devono handare a spalare la merda come facevo me alla sua età”. Scusate per l’italiano troppo corretto.

Eppure questa tecnofobia italiana è la stessa che per poco non ammazzava l’idea di personal computer, salvata solo grazie ad un gruppetto di visionari.

E che oggi potrebbe distogliere migliaia di talenti digitali per mandarli a fare lavori utilissimi come cazzeggiare in un ufficio pubblico o sbagliare la dose delle pastigliette di un nonnino, che non sarà contento a meno che il baldo “volontario” sbagli mettendo il Viagra. Che tanto “nessuna azienda italiana può permettersi di investire in informatica” quindi mandiamo i ragazzi a fare servizio civile che tanto l’Italia sempre nel 1800 sarà.

Pensate a Wikipedia: Orrore! Quel giovane è al computer! Mandiamolo a riordinare quella biblioteca coi libri in cirillico!

Poi magari sta migliorando la voce dalla quale il figlio del politico anti-libertà ha copiato la ricerca.

Secondo voi un’enciclopedia del Servizio Civile avrebbe avuto gli stessi risultati di Wikipedia? No, perché semplicemente avrebbe visto sì il nuovo record di solitario ma nessuno dei “volontari” l’avrebbe scritta.

Invece i volontari, senza virgolette, di Wikipedia sono disposti a lavorare ore per una voce. Perché lo fanno per passione e non perché obbligati dalla legge.

Oppure vedi quel ragazzino al PC? Ha pure la lingua di fuori, si starà sicuramente spippettando sulle donnine nude! Mandiamolo a pulire i cessi così impara! E invece stava sviluppando un modulo del kernel Linux. Lo stesso Linux che fa girare i siti dei due eminenti politici e quello del partito col nome ispirato ad una celebre alleanza confederale di comuni d’epoca medievale.

Piuttosto investiamo realmente in informatica nelle scuole. Non l’informatica italiana “bambini se fate i bravi andiamo a disegnare i fiorellini su Paint altrimenti vi spiego le curve ellittiche” ma l’informatica quella seria.

Cresciamo i bambini nella mentalità hacker, cresciamoli curiosi, cresciamoli con gli strumenti per renderli capaci.

E non serviranno idiozie ottocentesche con obblighi inutili, perché l’informatica, che è la scienza democratica per eccellenza dal punto di vista sociale, tenderà a svilupparsi verso il positivo.

Wikipedia e l’open source sono esempi di ciò. Ma per qualche politico che lo strumento più moderno che ha usato in vita sua era un’addizionatrice meccanica è ben più utile fare questo “servizio civile” che lasciar sbocciare liberamente le inclinazioni personali indirizzandole bene fornendo strumenti adatti.

Dicono che gli americani hanno ammazzato Mario Tchou per non far arrivare Olivetti al livello di IBM. Perché rischiare con un omicidio mirato quando sarebbe bastato aspettare qualche anno per ottenere l’eliminazione per volontaria chiusura?

Idem oggi: Quand’è che i politici capiranno che siamo nel 21esimo secolo e che il volontariato si incentiva in altro modo?

Vi lascio con una citazione profetica di Pier Giorgio Perotto:

Mi auguro, infine, che la storia della “Programma 101” contribuisca a motivare tanti giovani dotati di capacità creative ad osare e a rischiare, senza lasciarsi condizionare dai benpensanti del momento, che nel nostro paese in troppi casi sono portatori di quella cultura della rinuncia e della pavidità, che fa correre il rischio al nostro sistema-nazionale di restare escluso dall’affascinante compito di edificare la società del ventunesimo secolo

Chi vuole essere libero di pensare e agire sarà in grado di osare e rischiare, anche facendo del volontariato, chi ha bisogno di essere indirizzato nelle scelte di tutti i giorni con idee come quella del servizio civile obbligatorio sarà o una pecorella pronta a seguire il primo che passa o un manager con l’idea del non rischiare.

Quale tra queste tre categorie ha cambiato la nostra vita?

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Mike Sciking

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