E se usare i cellulari (e i computer) in carcere fosse legale?

di | 10 Novembre 2017

Leggendo questa notizia mi è venuta spontanea una riflessione: I cellulari in galera entrano.

Nei modi più disparati, ma entrano. C’è chi li mette nelle brioche addirittura.

E se fosse legale introdurli?

In fin dei conti si può creare una rete sicura penitenziaria, che permette una navigazione abbastanza libera ma che blocchi eventuali comunicazioni pericolose o siti palesemente inadatti.

A mio modesto parere sarebbe diecimila volte meglio avere un sistema controllabile con tanti utenti che un numero sconosciuto di cellulari in mano a chissà chi.

In Italia un piccolo passo è già stato fatto, ma non è abbastanza.

Il computer può essere un grande strumento di riabilitazione, e il cellulare è una versione più ridotta e tascabile del computer ormai.

Alcune limitazioni, come la White list citata nell’articolo linkato, sono inutili. Serve libertà di ricerca e controllo in tempo reale. La Cina dimostra che ciò è fattibile, e a livello carcerario, dove i numeri sono più piccoli ed è più facile controllare il software, dunque lasciare la giusta libertà al detenuto che sta studiando e vuole uscire da Wikipedia per vedere uno schema, a quello che semplicemente gioca a Candy Crush reprimendo però quello che sta dando ordini alla gang su Facebook.

Per quanto riguarda le chiamate, detto sinceramente, sono controllabili. Quindi è facile fare la distinzione tra chi chiama la morosa e chi chiama il boss.

La riabilitazione passa anche dal far vivere le persone normalmente. Chiudere fuori qualcuno dalla tecnologia per anni vuol dire lasciarlo fuori dal mondo. Una cosa impensabile se lo si vuole realmente riabilitare.

Cosa servirebbe informaticamente?

Sicuramente la strada per digitalizzare le carceri non è un portatile con Windows XP craccato pieno di virus.

Ci vorrebbero milioni di euro da investire, sia in software, sia in hardware sia in programmatori e sistemisti.

L’amministrazione penitenziaria dovrebbe preferibilmente sviluppare un proprio sistema Linux con le precauzioni per impedire abusi ma un pacchetto di software utile per le esigenze più svariate. Ciò potrebbe avere anche la sua utilità in un altro campo dove servono controlli: la scuola. Carceri e scuole potrebbero usare lo stesso sistema operativo, diminuendo le spese necessarie all’informatica.

Spese che comunque sarebbero alte, visto che si tratterebbe di investire molto. Ma è un investimento sulle persone, sia sui lavoratori sia sui detenuti, che col mezzo informatico potranno avere una riabilitazione e una vita migliore.

Un’altra cosa utile sarebbero corsi e iniziative a tema: Corsi di informatica essenziale, programmazione, sistemistica, Wikipedia, webmaster o grafica.

Addirittura alcuni potrebbero poi aiutare programmatori e sistemisti nel loro lavoro!

Cosa ne dite?

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