Sì, non capire nulla delle disequazioni è grave

Opinioni Mar 28, 2018 No Comments

Complice il fatto che non ho un blog personale mi trovo a parlare anche di argomenti che hanno poco a che fare con l’informatica. Questo è uno di quelli, visto che parlerò di matematica.

Il genio della settimana è Matteo Salvini, che dichiara:

Foto di W la Fisica

“Non ci ho mai capito niente”

Davvero? Ora, pensiamo ai due casi di disequazioni, per non capirci niente le cose son due:

  • Nel caso di disequazioni fratte, non sai risolvere i sistemi di equazioni. La cosa è grave
  • Nel caso di disequazioni lineari non sa risolvere le equazioni lineari

Perché sì, le disequazioni non sono nulla di alieno. Un conto è non ricordarsi il procedimento risolutivo di quelle fratte, un conto non capirci nulla. Vuol dire essere parecchio ignoranti.

Non a caso la denuncia arriva da W la Fisica, il serissimo e ci tengo a sottolinearlo, partito per il progresso scientifico.

Il fatto che il leader del terzo partito italiano non sappia le disequazioni fa rabbrividire e vi spiego subito il perché:

Ma non serve nella vita reale1!1!1!1!XIXIXI!1!1

Ok, vero.

Nella vita reale serve sapere che l’istruzione è materia concorrente tra Stato e Regioni?

No.

Ma se non lo sa il premier è un problema. Si rischia di produrre una legislazione incostituzionale.

Certo, ma nel governo qualcuno che conosce la legge ci sarà.

Ok, ma il premier fa da portavoce e deve valutare rapidamente se un progetto è fattibile o no. Deve poter dire ad un giornalista se X si può fare o no rapidamente senza girare con 20 consulenti vicino che gli elaborano la risposta a tavolino.

Non può? Allora non faccia dei manifesti in stile Trump dove scrive “Salvini Premier”.

Ma a che gli serve?1?

Serve, serve.

Mettiamo che fa fare uno studio sulla fattibilità della sua amata flat tax. Uno studio del genere non sarà mai una paginetta, sarà un testo corposo con grafici e funzioni.

Ed una persona analfabeta in matematica prenderà derivate per deviate e integrali per integralisti.

In sostanza se non hai un livello decente di matematica sarai sempre un premier marionetta nelle mani di qualcun altro e non avrai mai la capacità di pensare senza qualcuno che ti dice cosa.

Da Palazzo Chigi al teatro delle marionette il passo è breve.

Voi professoroni!1!1

Io? Manco son laureato. Ma è quello che mi hanno detto, anche perché mi sono lanciato in una crociata razionalista nei commenti di W la Fisica.

Ma anche fosse, perché questo diprezzod della scienza? Essere un professore è una cosa negativa?

Se potete leggere questo post è grazie a:

  1. Fisici che progettano fibre ottiche e microprocessori
  2. Chimici che scoprono nuovi materiali
  3. Elettronici che creano circuiti
  4. Informatici che traducono i bit in parole
  5. Matematici che scrivono akforitmi di ricerca

Ora, Salvini ha fatto il liceo classico e si è fermato prima della laurea in storia. Gli umanisti servono? Direi.

Ma non si può disprezzare la scienza e la razionalità. Se avessimo avuto meno Dijkstra, Turing, Shannon, Von Neumann, Perotto, Diffie, Hellman, Faggin e più Salvini oggi le comunicazioni avverrebbero via piccione viaggiatore.

Scusate se è poco.

Ma era una battuta

Del cazzo. Un po’ come se ad un processo per pedofilia il giudice commentasse “ma sì, son ragazzi, chi non ha mai molestato un bambino?”

Qui il fine della battuta era uno e ben chiaro: Fare leva sull’ignorante medio.

Tutti siamo ignoranti in qualcosa, ma c’è qualcuno che si vanta di non sapere le cose, specialmente quelle scientifiche.

Perché guai a non sapere la prima terzina della Divina Commedia, però se non sai la radice quadrata di 9 che sarà mai.

I politici tipicamente hanno avuto sempre un’aura di superiorità. Guardate Berlusconi, sempre vestito bene, tirato a lucido, con una parlantina sempre pacata e piena di lemmi ricercati.

Chi vede Salvini, che urla, non usa paroloni, mette la felpa e non la giacca e si vanta della propria ignoranza vede una persona come lui ed è più stimolato a votarla.

“Ah, questo Matteo è proprio come me: Dice le parolacce, non usa paroloni e non sa la matematica. Lo voto”.

Per carità, anche prima qualche politico urlava. Pensiamo a Bossi col celodurismo e la canotta.

Ma Bossi si vedeva anche in giacca a parlare pacatamente di cose sensate (sì, sensate. Non si può giudicare un politico dagli spezzoni peggiori).

E visto che per ogni persona che se non sa fare le disequazioni si sotterra ce ne sono dieci che odiano la matematica questa tattica ha successo.

Ma ai politici servono le materie umanistiche

Balle.

Servono anche quelle? Sì.

Solo quelle? No.

Sinceramente preferisco un politico che non conosce troppo la storia ma che ragiona razionalmente.

Non è importante conoscere per filo e per segno la storia del fascismo se poi non sai capire razionalmente le basi della matematica e voti come dice il leader.

Dunque ben venga un politico che conosce dettagliatamente i rapporti tra città della Lega Lombarda nel 1176 e che conosce il significato di “libagione”, ma se poi presenta le interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche preferisco uno che sa genericamente che i lombardi le hanno date di Santa ragione all’imperatore, che non usa il trapassato remoto ma che ha il sale in zucca.

Forse chiedo troppo.

Nemmeno io le so fare

Ok. Ma dubito che chi lo dice pretenda di guidare uno Stato.

Io non so fare un intervento chirurgico, ed è una cosa giusta perché non faccio il chirurgo, né so come gestire una centrale nucleare perché non lo faccio.

Ma vi fidereste di un medico che toccandovi lo scroto vi dice “le fa male il cuore”? No?

Allora non fidatevi di politici senza basi di matematica.

Ma io mi fido di lui

Brào bigol.

Salvini parla continuamente di numeri.

  • Flat tax al 15%
  • Espulsione di 100’000 clandestini
  • 6 mesi di leva obbligatoria
  • Non rispettare il 3%
  • Quota 41 e 100

Con due perle finali. La prima è quando ha detto che fare figli è più importante del PIL. Se poi diventi come il Venezuela lo sa solo lui come li mantieni.

La seconda è lo screzio con Padoan sui prezzi del latte. Sì, è normale che un ministro non sappia i prezzi del latte, mica è una massaia che fa la spesa. Si occupa di macroeconomia, non di microeconomia. Fa funzionare uno Stato, non una famiglia.

Ma per l’ignorante medio ha già vinto. Perché lui è uno come noi che sa il prezzo del latte. Prezzo che manco io so, vabbè, guardo domani al supermercato.

Poco importa che se messi davanti ad un calcolo banale per Padoan il loro cervello inizierebbe ad andare in BSoD.

Ok, dicevamo?

Ah ecco, parla continuamente di numeri. I numeri vanno giustificati.

Se mi dici che si può fare una flat del 15% me lo devi dimostrare, e non bastano i motti “lo dice il capitano” o “pagare meno ma pagare tutti”. Servono i numeri, i grafici, le funzioni, le derivate, gli integrali, le disequazioni. Quelle che Salvini non capisce.

Idem se mi dici di espellere 100k clandestini, devi spiegarmi come, quando, con quali fondi ed eventuali ricadute sull’economia. Non basta mettere la notizia “Immigrato ruba in negozio”, altrimenti mi basta postare “Candidato Lega terrorizza per ore Macerata” oppure “leghista beccato con droga insieme ad albanesi

Io non voglio gli spot, voglio i numeri.

Invece voi in sostanza vi state fidando di una persona che non può capire ciò che vi sta proponendo. Un po’ come i venditori del marketing multilivello.

Essere razionali per decidere meglio

Sapere la matematica è importante anche per poter assumere decisioni in modo razionale e non con bufale o impressioni.

Vi faccio un esempio: Avete presente quello che la politica italiana chiama ius soli? Ecco, fino a poco tempo fa ero favorevole. Semplicemente perché, anche se non sembra, sono fondamentalmente una persona buona e vedevo due schieramenti:

  1. Uno pacato, fatto di persone che dicevano cose positive e pro “ius soli”
  2. Uno che urla, odia, insulta, diffonde bufale ed è anti “ius soli”

Avevo scelto il primo. Poi ho letto i post di Mattia Butta, come questo. E ho capito che lo “ius soli” è una legge non necessaria e un po’ supponente nel pensare che tutti desiderino la cittadinanza italiana, visto che si può essere membri produttivi della società senza mai sentirsi parte di essa a tal livello dal voler la cittadinanza.

Senza aderire alle scuole di pensiero di chi scrive cose come “lo straniero non sarà mai italiano” o scemate simili: Ho altre idee ancora (abbastanza liberali) sulla concessione della cittadinanza.

Tutto ciò grazie ai numeretti e alla logica.

Mike Sciking

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