L’anima italiana di Steve Jobs

di | 15 Aprile 2015

Nota: Questo articolo è una traduzione di questo eccellente articolo dello Smithsonian.

Per quanto ne sappiamo, Steve Jobs non ha una goccia di sangue italiano, neppure presa dai genitori adottivi. Eppure ha una grande affinità con l’Italia. Secondo la biografia di Walter Isaacson, il genio della Apple partecipò nel 1988 alla International Design Conference ad Aspen. E fu un punto di svolta per la sua carriera. Quell’incontro era dedicato al design italiano e vi erano, assieme a molte celebrità, il designer Mario Bellini [designer della P101, NdT], il progettista Sergio Pininfarina e Susanna Agnelli.

“Devo ringraziare il design italiano, è stato una grande fonte di ispirazione” disse Jobs ad Isaacson. Dagli italiani ha appreso il principio del design semplice, design che ha definito il suo stile tecnologico e di molti suoi spettacolari successi. Quando tornò al comando della Apple nel 1997, non è strano che abbia richiesto nomi come il leggendario Giorgetto Giugiaro o il designer/architetto Ettore Sottsass, noto per i suoi lavori all’Olivetti, di cui parleremo più avanti.

Di volta in volta questo stile si è rivelato un gran vantaggio nel mercato.L’iPod è un ottimo esempio. Anche se ha sempre amato la musica, Jobs si svegliò quasi troppo tardi nella possibilità di unire personal computer e musica. Sfruttando la mania della musica digitale, HP e altre società di computer hanno iniziato a inserire strumenti come masterizzatori nelle loro macchine così che gli utenti potessero creare il proprio mix di musica digitale.
Altre aziende intuirono la potenza dei lettori musicali basati su MP3 [altra invenzione italiana NdT]. Alla fine a Cupertino ce la fecero, e Jobs disse ad Issacson, “Pensavo di non farcela Abbiamo dovuto lavorare sodo per recuperare.” E recuperò con iTunes e il fantastico iPod, un concentrato di semplicità e funzionalità. La differenza tra gli iPod e gli altri lettori fu il design bianco e minimale scelto da Jony Ive, che incarnava lo stesso spirito di semplicità. Appena visto il prototipo di Ive, Jobs capì che iPod sarebbe stato un successo.

Dalla sua morte, Jobs viene comparato ad altri visionari del campo della tecnologia. Isaacson lo paragona a Thomas Edison [inventore assieme a Cruto della lampadina che usiamo tutt’ora NdT] e a Edwin Land [fondatore della Polaroid NdT].
Ma cos’ha in comune con tutti i progettisti italiani a cui si è ispirato? Una figura paragonabile, secondo me [secondo l’autore, ma anche IMHO, per certe cose NdT] è Adriano Olivetti (1901-1960), uno dei più importanti designer del 20° secolo, in Italia e nel mondo. Continuando il buisness iniziato dal padre Camillo negli anni ’30, Adriano fu il presidente e la guida spirituale dell’Olivetti, nota per le sue eleganti macchine da ufficio. Un leader, come Jobs, nel campo dell’alta tecnologia della sua epoca. Adriano diede a Olivetti una fama internazionale. Negli anni ’50 la sua azienda lanciò i maninframe ELEA e negli anni ’80 anche un IBM compatibile: Olivetti M20, seguendo lo stile societario.

Olivetti e Jobs avevano personalità simili e hanno lasciato tracce simili nel mondo dell’industria. Entrambi hanno lasciato un segno nel mondo dell’arte, del design e della tecnologia. Chiunque abbia mai posseduto una Olivetti Lettera saprà perché è al MoMA. Perché funziona perfettamente ed è bellissima da vedere.

Un modernista entusiasta, Adriano, che considerava la sua azienda più importante dei prodotti creati.
Assumendo i migliori architetti italiani negli anni 30-40, costruì fabbriche modello, mercati, scuole, e case per i suoi lavoratori, come in una città modello. Riassumendo lui vide il suo lavoro come un’arte.
Visto il suo amore per il design italiano, Jobs venne sicuramente ispirato dallo stile olivettiano nello sviluppo di qualunque suo prodotto: Dal Mac all’iPad, passando per iPhone. Spinti entrambi da un reale amore per la tecnologia, Olivetti e Jobs assunsero veri geni. Ad esempio Jony Ive e la sua controparte italiana Marcello Nizzoli. Jobs era anche appassionato di architettura italiana. Isaacsonn fa notare che Jobs volle ossessivamente usare delle pietre fiorentine come pavimento degli Apple Store.

Olivetti fu un vero e proprio utopista, Jobs un po’ meno. Pur essendo noto il fatto che Jobs fosse competivito in modi meschini ed eccessivamente esigente con i suoi dipendenti, lui voleva rendere migliore il mondo con il design e la tecnologia. Lui e Olivetti erano poco attaccati ai soldi e le loro innovazioni hanno cambiato il mondo. Per entrambi il design non era un vezzo: Era l’anima del prodotto e la chiave per il futuro. I prodotti malprogettati non erano solo brutti e non usabili, erano alienanti, oppressivi e inumani. Jobs e Olivetti credevano che il design pulito, bello, semplice, umanizzato e puro avrebbe cambiato la tecnologia.

Articolo originale di Art Molella.

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